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Mi aspetto grandi cose da me,

grandi momenti di amore,

idee che fanno battere il cuore

e dopo momenti di confusione:

sorridere.


Sono qui per il bisogno ed il gusto che un tale ha provato nel sentirmi, nell’immaginarmi e dovresti sapere come ha goduto, sofferto, faticato, come è stato sincero, come è stato falso, come si è arrabbiato e come è stato calmo, come si tirava indietro e come voleva esserci, come si sentiva inutile, niente, e come si sentiva Dio, come mi confrontava, come si è confuso. Comunque sono qui, sono un disco, un libro seduto sulla libreria. 


Può succedere? 

Guardo un miliardo di occhi e capisco che può succedere.


Ogni volta che mi dilungo riguardo qualcosa cui tengo, come scrivere, arriva sempre il momento in cui ho la sensazione di perdere del tempo, di essere lontano dalle cose, dalla vita. Mi accorgo come di non resistere a stare più di un certo tempo senza avere cose nuove, nuovi scenari, nuovi movimenti nel mio campo ottico. I miei occhi devono vedere molto, per sentire di vivere. E le mie orecchie sentire. E il mio viso, la mia pelle hanno bisogno del vento, del sole, del freddo per poter vivere, per pensare. E non è mai abbastanza: ho bisogno di spazio, di sentire che lo possiedo e che mi possiede, ho bisogno di non essere mai nello stesso punto; angolazioni diverse. Per questo dopo un po’ che scrivo devo alzare gli occhi dal foglio, e le orecchie dai pensieri per immergermi nel mondo che vedo, che sento. E solo così posso avere e sentire il mondo che immagino, e quindi ancora quello che sento, e poi di nuovo quello che immagino.


Che ci si trovi adulti tutto in una volta? 

All’improvviso? 

Senza che succeda nulla di particolare?