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...GIOCANDO

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II loro primo sguardo stabilì che avrebbero giocato insieme, il loro primo sguardo fu un incontro di forze che esigeva inevitabilmente una sfida. Così quasi ipnotizzati si trovarono in un attimo al tavolo uno di fronte all'altro. Quello sguardo aveva stabilito anche le regole del gioco, un gioco che richiedeva concentrazione, intelligenza, psicologia, sensibilità, passionalità, fantasia, coraggio, e chiaramente fortuna. Cominciarono, e il gioco si rivelò subito eccitante, entusiasmante, azzardavano piccole mosse, piccoli attacchi per studiare le reazioni dell'altro, per poi impostare una strategia più complessa. Quasi subito successe qualcosa che ebbe poi una certa rilevanza: lei venne chiamata al telefono, dovettero così interrompere un attimo il gioco, lui non vedendola tornare subito, cominciò a fare strani pensieri, ebbe paura che lei non avesse più voglia di giocare o peggio che si stesse mettendo d'accordo per giocare con qualcun altro. Ma dopo un po' lei tornò dicendo che sua madre l'aveva chiamata per ricordarle alcune cose e che come al solito aveva fatto fatica a contenerla, lui fece finta di crederle ma rimase col dubbio, lei si accorse di quello spiraglio di fragilità e sfruttò la cosa alzandosi ogni tanto per andare a telefonare. Il gioco comunque continuò intenso, entrambi desideravano durasse più a lungo possibile perché si stavano divertendo, e perché sarebbe stata più entusiasmante la vittoria. Giocarono, giocarono, diventò quasi un vizio, una malattia, una necessità, e giocando finirono per perdere la cognizione del tempo. Giocarono tanto, fino a quando un giorno successe una cosa incredibile: incrociando il loro sguardo, quasi non si riconobbero, non c'era più forza nei loro occhi come se fosse stata assorbita nel corso del gioco, o presa da qualche mano misteriosa, si accorsero di ESSERE GIÀ VECCHI. Senza quella forza non aveva senso giocare, non poteva più esistere il meccanismo del gioco, quel nuovo sguardo li imbarazzò, si bloccarono un attimo, estranei, persi, poi di colpo capirono. Provando un profondo senso di tenerezza, capirono che giocando si erano dedicati la vita a vicenda. Si trovarono di fronte alla prima vera intimità così profonda e sensuale, da escludere tutto il resto, la passione, la conquista, la vittoria, la sconfitta, le paure, le certezze, si abbracciarono coscienti di abbracciare tutta la loro vita insieme e risero trovandosi simpatici. Non era più possibile vincere o perdere ma solo partecipare.  
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DIARIO DI UNA PERSONA SILENZIOSA

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Ricordo come fosse ora, avevo dieci anni e mi stavo lavando le ginocchiA, mi bloccai di colpo guardando l'acqua che usciva dal rubinetto. Mi resi conto che non mi ero mai fatto domande su tante cose, sulle cose che mi stavano intorno, sulle cose che usavo, non mi ero mai fatto domande su "l'acqua del rubinetto", "l'acqua del rubinetto" era una cosa scontata, ovvia, naturale che si trovava "naturalmente" attaccata ad un muro della casa, naturale come il frigo, la televisione, la radio, lo stereo, il "mangianastri", la luce elettrica, il telefono, l'ascensore, come il tostapane, il frullatore, il computer, come il lettino di lampade che usava mio fratello per abbronzarsi, come i semafori o le auto parcheggiate nel mio cortile. Rimasi quasi stordito dell'intuire che tutte queste cose avevano un'origine, un corso, uno sviluppo, una storia, nell'intuire che qualcuno aveva vissuto senza niente di tutto questo, e ancora di più che qualcuno le aveva desiderate tanto da crearle. Ricordo che si aprì come una voragine nella mia mente, trovai che il passato, la storia, era un pozzo senza fondo, e che se mi fossi infilato dentro al rubinetto, per seguire e scoprire tutto il percorso dei tubi fino all'origine, non sarei più tornato indietro, non sarei più tornato nel presente, mi venne paura e mi concentrai per non pensare oltre. Ricordo che mi considerai fortunato di essere nato nel duemila, e pensavo che se i bambini del diecimila avessero avuto queste intuizioni, pensando al passato l'avrebbero trovato così grande e pesante che sarebbero morti schiacciati. Chiusi di colpo il rubinetto, concentrandomi sul presente, ma quei pensieri mi avevano scosso, e provavo una sensazione di vaghezza e di inconsistenza, per questo mi avvicinai a mio padre che stava come al solito tirando a lucido la sua Skoda rossa, e cercai rifugio nella solidità della sua figura, nella sicurezza che mi davano le sue mani grosse, nelle certezze che trovavo nei discorsi religiosamente comunisti, che faceva con il signore del primo piano. Per un attimo mi tranquillizzai.

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FRAMMENTI DI SOGNO

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Nei cartoni animati puoi fermarti sospeso nel cielo, cadere dall'alto stamparti al suolo e rialzarti appena infastidito, correre forte e frenare con i talloni, può scoppiarti vicino la dinamite e puoi telecomandare una dentiera. Ci sono attimi in cui sogno di essere così.
Voglio arricchire il mio tempo con gesti convincenti, non mi interessa per forza produrre, voglio arricchire il mio tempo, e quando non faccio niente che sia un bel far niente, e quando lavoro voglio che questo mi gratifichi e mi rappresenti e tenga conto delle altre vite, che rispetti la gente, voglio arricchire il mio tempo, approfondire le mie abitudini, e se debbo disperarmi che sia con allegria; si può stare sul mercato senza speculazioni, si può stare sul mercato senza imbrogliare, preferisco essere imbrogliato e arricchire il mio tempo in piccole grandi cose, mi fanno schifo gli uffici dove si studia il confine tra il legale e l'illegale.

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Al sole quel giorno piaceva giocare 

spariva e tornava, dava e rubava 

anche il mio cuore scherzava 

smetteva e batteva, batteva e di colpo rideva 

di colpo: o sto impazzendo o sono felice,
tanto che incontrandoti mi fermai e ti dissi: 

ti sembra questa l'ora di arrivare?
tu mi guardavi stupita
no, prima di allora non c'eravamo mai visti,
ah, tutto il mondo quel giorno sembrava scherzare
e io avrei potuto giurare che in quel momento
nessuno moriva di fame, nessun incidente, nessun colpo di stato
nessun disoccupato lo avrei potuto giurare
nessun dente cariato, nessun bimbo picchiato,
ah, il sole quel giorno continuava a giocare
entrava a chiazze dentro le case
buttava ombre lunghe, lungo la strada 

anche il mio cuore stava esagerando
sembrava ubriaco
di colpo pensai a Renzo e di colpo capii
che lui però non mi stava pensando 

se avessi una casa stasera, 

pensavo organizzerei una festa
o sto impazzendo o sono felice
sta di fatto che stavo già comprando 

le coca cole e la maionese
ah il mondo quel giorno era davvero un bel gioco
io stavo scalzo sul dondolo bianco 

di una casa del mare
e il tramonto arrivò in un secondo,
ma correndo, ricordo che feci in tempo 

ad arrivare al negozio, comprare un nastro
e correndo più forte tornare a sdraiarmi 

sul dondolo bianco della casa del mare
alzare il volume, chiudere gli occhi 

e sentire il mio cuore ed il sole che
tramontavano insieme.
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TRA CANZONI & CONFUSIONI: LA NOTTE

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Mi prometto di non essere così sensibile alle fasi della giornata, così schiavo del tempo, di non sentire così il mattino, il pomeriggio, arrivare la sera, e con la sera l'inesorabile certezza che un altro giorno è passato definitivamente. A volte vado a letto che è quasi mattina per dare tempo al "giorno" di sorprendermi ancora con qualcosa. Spero fortemente che succeda qualcosa, qualcosa di importante prima di andare a letto, come quando allo stadio, a un quarto d'ora dalla fine sotto di 2 gol si spera ancora di vincere o perlomeno di pareggiare. Andare a letto è un po' come il fischio finale dell'arbitro, è un po' come alzarsi infreddoliti dai gradoni, delusi, con il bavero alzato e allontanarsi dal giorno. A volte penso che il sesso è il modo migliore per allontanarsi dal giorno, perché il sesso è un abbandono che ha naturalmente una fine, e il corpo e la mente vanno a dormire svuotati in sintonia con il mondo che muore. Qualunque altra cosa no, non ti prende così totalmente il corpo e la mente, un libro, un quadro, un hobby, una discussione qualunque altra cosa in qualche modo viene interrotta. Sì, penso che la fine del giorno senza sesso è un po' come una violenza che ci facciamo. Andare contro natura.

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LA DONNA INDIA

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Sono a letto febbricitante e mi tornano alla mente immagini del film 1492: La conquista del paradiso .
Su quelle spiagge immagino di essere una donna india che scappa terrorizzata perché uno spagnolo la insegue e la vuole violentare. Ma non ce la faccio mi prende, mi schiaccia e poi mi tiene come una schiava.
Lo assecondo meditando di fuggire appena possibile e rifugiarmi nell'interno. Lo assecondo, non capisco la sua lingua, non ci capisco niente, ho la precisa sensazione che siamo animali, niente di più. Poi riesco a scappare, vago per la foresta, cerco una tribù nell'interno che è nemica della mia tribù, ma spero per me più amica dei mostri bianchi.
Giorni e notti e non sono sola, c'è un'altra vita dentro di me che maledico con tutte le mie forze. Non sono ancora arrivata alla tribù nemica-amica, mi nascondo in una grotta. Nasce e lo tengo caldo contro il mio petto, piange e anch'io ho bisogno di piangere.
Piangiamo e strilliamo, sento la maternità, sento la fragilità di questo cucciolo, l'immenso bisogno che ha di me, l'immenso bisogno che ho di lui. Siamo animali, due piccoli animali.
Sento la relatività di tutto. Penso a suo padre, all'odio che ho per lui e mi rendo conto che alcuni uomini della mia tribù si sarebbero comportati così conquistando un'altra tribù.
E questo cucciolo che strilla? E questa disperazione che sta quasi diventando gioia? No!
Insegnerò a questo bastardo a cambiare il mondo.
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TOURNEE

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In Grecia i ragazzi guardano MTV e in tantissimi parlano molto bene l'inglese, ma ascoltano e amano anche la loro musica popolare che ha molte influenze turche. Dicono a noi italiani: "stessa faccia stessa razza", ed in effetti, fino a che non cominciano a parlare, potresti pensare di essere di fronte a ragazzi italiani. Quando arrivai in Grecia per incontrare le radio e la stampa, all'areoporto di Atene scoprii che quello era il giorno in cui si celebrava la liberazione dalle truppe italiane mandate da Mussolini, ed era festa nazionale.
Questa cosa mi metteva un po' a disagio: con tutti i giorni che ci sono in un anno mi sembrava brutto arrivare proprio in quello...
Arrivato a Salonicco, invece, ci fu una bella accoglienza, ma sbagliavo sempre i nomi di chi voleva l'autografo, per via dell'alfabeto greco.
Ultimamente la musica mi porta in molti paesi europei e viaggiando mi rendo conto che le lingue diverse, i costumi diversi, sono la nostra maledizione, sono la maschera, spesso assurdamente inaccessibile, che ci nasconde, nasconde l'uomo, crea diffidenza e incomprensione, ci impedisce di vederci per quello che siamo, di conoscerci profondamente. E' un po' come se avessimo sempre divise militari diverse anche in tempo di pace.
Sogno che un giorno riusciremo a toglierci questa maschera e a bruciarla con una grande danza, sogno che ci sia una lingua sola, che ci sia un senso di appartenenza più profondo agli uomini piuttosto che ai territori. Se si perderà qualche dialetto o qualche tradizione pazienza.
Quando mi informarono che il mio ultimo album era tra i primi posti della classifica greca, e che nelle discoteche ballavano Mare Mare, non pensavo di aver conquistato un territorio, sentivo che la musica è il sogno che diventa realtà, la musica attraversa la maschera, anche se la canzone ha ancora il limite della comprensibilità della lingua.
Allora a volte penso che sarebbe bello ricominciare da zero, che ogni posto fosse un posto del mondo, che le cartine geografiche non fossero così colorate per accentuare i confini, che Riccione fosse un paese del mondo, l'isola d'Elba un'isola del mondo, Atene una città del mondo e noi tutti un po' meno italiani, meno mediterranei... e più condomini del mondo!
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NUOVO  MONDO

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Credo che in tanti più o meno consciamente stiano vivendo la suggestione di essere all'inizio di un nuovo millennio. C'è nell'aria, la sensazione di vivere un momento di transizione,la certezza di avvicinarsi come dice qualcuno: a un tipo di società che sarà tanto diversa da quella di oggi, quanto lo fu la società introdotta dalla Rivoluzione Industriale rispetto a quella del lungo periodo agrario che l'aveva preceduta. Noi siamo qui nel momento del cambiamento,siamo i primi ad entrare confusi, intimoriti e incerti nel 'Nuovo Mondo',siamo anche i primi a viverlo, ma anche a farlo, ad impostarlo. Forse non è un caso che noi ci troviamo qui, in questo momento, in questo tempo, ognuno di noi, io e te, individualmente e collettivamente, ... questa è una cosa che penso spesso ultimamente. Siamo qui forse per non essere spettatori passivi del nostro tempo, anche se a volte ci sentiamo delle pedine inutili,impotenti, scoraggiati e disperati. Siamo qui anche per sognare che il mondo di 'fuori' assomigli al nostro mondo di 'dentro'. A me spesso capita di guardare il mondo e sentire che è molto diverso da quello che sono,che sento e che voglio io nel profondo, perché subire questo, rimanere feriti e non reagire? Il Nuovo Mondo non è solo 'Tecnologia' che arriva dall'alto (tra l'altro gestita e imposta da grandi gruppi commerciali) di fronte alla quale spesso ci sentiamo 'consumatori' piccoli e ignoranti,il Nuovo Mondo non è il fax tridimensionale, internet, la realtà virtuale, il telefonino mondiale, il satellite. Non è nemmeno la Scienza che ci dà nuove informazioni, nuovi dati. Il Nuovo Mondo è soprattutto un nuovo uomo, che certamente inventa, migliora, usa, ricerca tutte queste cose e altre ancora, ma che sogna un 'Nuovo Mondo Migliore', che è consapevole dei disastri che si fanno contro il pianeta e che pretende il rispetto della natura, che è consapevole del dislivello tra i ricchi e i poveri, tra i paesi ricchi e i paesi poveri e ricerca l'equilibrio,che è contro le discriminazioni etniche e religiose, che lavora perché sempre più persone abbiano accesso alla conoscenza e all'informazione,che sta alla larga dai partiti politici concentrati solo sulle scadenze elettorali, che è per la solidarietà, per la pace che non tiene in considerazione solo i valori materiali, che è contro la smania del profitto, che non pensa solo all'interesse del 'suo' paese, della 'sua' patria, ma a quello dell'uomo, dell'umanità. Siamo qui io e te, a quattro anni dal 2000, io e te, e chi sta volando sull'Atlantico dentro un aereoplano, chi sta fischiettando in viale Ceccarini, un bambino appena nato, mio padre in bicicletta, abbiamo tante piccole grandi cose da sognare e da fare. E mi viene in mente una frase scritta da Oscar Wilde un secolo fa: 'Una carta geografica del mondo che non includa il paese di Utopia non è degna neppure di un'occhiata poiché taglia fuori il solo paese al quale l'umanità anela sempre ad approdare'.

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CORAGGIO!

P.S. Mentre stavo rileggendo questo foglio al bar, 

un ragazzo mi ha posato sul menù queste quattro righe:

Io sono troppo palestinese
Tu sei troppo israeliano
Abbiamo storie sempre tese
Con il sasso nella mano

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UN ALTRO AUTUNNO

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Dopo il caldo afoso, si cominciava a stare meglio l'aria era più fresca, meno appiccicosa, ma con mia grande sorpresa la sera arrivava prima, le giornate si accorciavano.
Poi successe qualcosa di molto strano, le foglie degli alberi cominciarono a ingiallire, giorno dopo giorno si seccavano e cadevano a terra. Gli alberi sembravano vittime di una misteriosa malattia, e io impotente li osservavo morire.
Le nuvole non passavano più veloci, ma stavano ferme nel cielo nascondendo la luce. Il freddo aumentava e tutto era grigio.
Anche dentro di me era scesa una grande malinconia, un'inquietudine profonda.
Un giorno mi accorsi che gli alberi erano definitivamente morti. Anch'io non mi sentivo bene e pensavo che non andava, quella misteriosa malattia stava uccidendo tutto e aveva colpito anche me. Era la fine. Era così freddo che l'acqua gelava, diventava bianca e ogni tanto copriva tutto.Quelli erano gli unici momenti in cui mi sembrava di stare meglio e di respirare un'aria nuova e per un attimo mi dimenticavo della mia tristezza.
Poi un giorno accadde il miracolo, gli alberi cominciarono leggermente a muoversi, a cambiare colore, avevano nuovi germogli, tornavano a vivere.
E così il secondo autunno guardai tutto in un altro modo, certo sentivo ritornare la malinconia, ma sapevo che gli alberi non erano morti, stavano solo dormendo. E così anche la mia gioia di vivere.
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CANTICO

 

Su quei tacchi sei una palma verso il cielo

e mi arrampicherò

il tuo ombelico è un bicchiere d' aranciata

e mi disseterò

i tuoi seni sono grappoli d'uva

che io coglierò                  

i tuoi occhi oasi nel deserto

e lì mi tufferò

sotto ai cedri del Libano

tra i palazzi della città

... la stella d'oriente sei

ti ho cercato nel letto stanotte

ma sono ancora qui

e adesso che l'inverno è passato

adesso partirò

il carburatore è un po’ sporco

ma lo pulirò

più bella dell'alba sei

bella più della luna

... sei bellissima amore mio

poi usciremo nudi fuori dall'acqua

per sdraiarci al sole

parleremo piano tutta la notte

poi faremo l'amore

faremo figli sotto queste bombe

che non smettono mai

sotto ai cedri del Libano

tra i palazzi della città

... sei bellissima amore mio

sei la torre d'avorio

vestita di bianco

... sei la sposa amata mia

credo solo all'amore...sai

credo solo all'amore

CREDO SOLO ALL'AMORE...SAI

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WONDERFUL WORLD

 

...e da un aereo
guardiamo giù
l'anima no
non viene spesso quassù
i campi arati
vedi laggiù
linee di strade
e poi le città
proprietà private
Wonderful World
una linea divide
il nord ed il sud
linee precise
che tagliano
come ferite
...sanguinano
quanta gente stasera
sento dentro di me
quanta gente stasera
mentre mi stringo a te
...e le bandiere
sventolano
sembrano leggere
ma soffocano
e quante bombe
scoppiano
e quante lacrime
Wonderful World
forse il mondo
così come me
non può essere mai
...contento di sé
quanta gente stasera
grida dentro di me
quanta gente stasera grida...