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...GIOCANDO
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II
loro primo sguardo stabilì che avrebbero giocato insieme, il loro primo
sguardo fu un incontro di forze che esigeva inevitabilmente una sfida.
Così quasi ipnotizzati si trovarono in un attimo al tavolo uno di
fronte all'altro. Quello sguardo aveva stabilito anche le regole del
gioco, un gioco che richiedeva concentrazione, intelligenza, psicologia,
sensibilità, passionalità, fantasia, coraggio, e chiaramente fortuna.
Cominciarono, e il gioco si rivelò subito eccitante, entusiasmante,
azzardavano piccole mosse, piccoli attacchi per studiare le reazioni
dell'altro, per poi impostare una strategia più complessa. Quasi subito
successe qualcosa che ebbe poi una certa rilevanza: lei venne chiamata
al telefono, dovettero così interrompere un attimo il gioco, lui non
vedendola tornare subito, cominciò a fare strani pensieri, ebbe paura
che lei non avesse più voglia di giocare o peggio che si stesse
mettendo d'accordo per giocare con qualcun altro. Ma dopo un po' lei
tornò dicendo che sua madre l'aveva chiamata per ricordarle alcune cose
e che come al solito aveva fatto fatica a contenerla, lui fece finta di
crederle ma rimase col dubbio, lei si accorse di quello spiraglio di
fragilità e sfruttò la cosa alzandosi ogni tanto per andare a
telefonare. Il gioco comunque continuò intenso, entrambi desideravano
durasse più a lungo possibile perché si stavano divertendo, e perché
sarebbe stata più entusiasmante la vittoria. Giocarono, giocarono,
diventò quasi un vizio, una malattia, una necessità, e giocando
finirono per perdere la cognizione del tempo. Giocarono tanto, fino a
quando un giorno successe una cosa incredibile: incrociando il loro
sguardo, quasi non si riconobbero, non c'era più forza nei loro occhi
come se fosse stata assorbita nel corso del gioco, o presa da qualche
mano misteriosa, si accorsero di ESSERE GIÀ VECCHI. Senza quella forza
non aveva senso giocare, non poteva più esistere il meccanismo del
gioco, quel nuovo sguardo li imbarazzò, si bloccarono un attimo,
estranei, persi, poi di colpo capirono. Provando un profondo senso di
tenerezza, capirono che giocando si erano dedicati la vita a vicenda. Si
trovarono di fronte alla prima vera intimità così profonda e sensuale,
da escludere tutto il resto, la passione, la conquista, la vittoria, la
sconfitta, le paure, le certezze, si abbracciarono coscienti di
abbracciare tutta la loro vita insieme e risero trovandosi simpatici.
Non era più possibile vincere o perdere ma solo partecipare.
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DIARIO
DI UNA PERSONA SILENZIOSA
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Ricordo
come fosse ora, avevo dieci anni e mi stavo lavando le ginocchiA, mi
bloccai di colpo guardando l'acqua che usciva dal rubinetto. Mi resi
conto che non mi ero mai fatto domande su tante cose, sulle cose che mi
stavano intorno, sulle cose che usavo, non mi ero mai fatto domande su
"l'acqua del rubinetto", "l'acqua del rubinetto" era
una cosa scontata, ovvia, naturale che si trovava
"naturalmente" attaccata ad un muro della casa, naturale come
il frigo, la televisione, la radio, lo stereo, il
"mangianastri", la luce elettrica, il telefono, l'ascensore,
come il tostapane, il frullatore, il computer, come il lettino di
lampade che usava mio fratello per abbronzarsi, come i semafori o le
auto parcheggiate nel mio cortile. Rimasi quasi stordito dell'intuire
che tutte queste cose avevano un'origine, un corso, uno sviluppo, una
storia, nell'intuire che qualcuno aveva vissuto senza niente di tutto
questo, e ancora di più che qualcuno le aveva desiderate tanto da
crearle. Ricordo che si aprì come una voragine nella mia mente, trovai
che il passato, la storia, era un pozzo senza fondo, e che se mi fossi
infilato dentro al rubinetto, per seguire e scoprire tutto il percorso
dei tubi fino all'origine, non sarei più tornato indietro, non sarei più
tornato nel presente, mi venne paura e mi concentrai per non pensare
oltre. Ricordo che mi considerai fortunato di essere nato nel duemila, e
pensavo che se i bambini del diecimila avessero avuto queste intuizioni,
pensando al passato l'avrebbero trovato così grande e pesante che
sarebbero morti schiacciati. Chiusi di colpo il rubinetto,
concentrandomi sul presente, ma quei pensieri mi avevano scosso, e
provavo una sensazione di vaghezza e di inconsistenza, per questo mi
avvicinai a mio padre che stava come al solito tirando a lucido la sua
Skoda rossa, e cercai rifugio nella solidità della sua figura, nella
sicurezza che mi davano le sue mani grosse, nelle certezze che trovavo
nei discorsi religiosamente comunisti, che faceva con il signore del
primo piano. Per un attimo mi tranquillizzai.
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FRAMMENTI
DI SOGNO
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Nei
cartoni animati puoi fermarti sospeso nel cielo, cadere dall'alto
stamparti al suolo e rialzarti appena infastidito, correre forte e
frenare con i talloni, può scoppiarti vicino la dinamite e puoi
telecomandare una dentiera. Ci sono attimi in cui sogno di essere così.
Voglio arricchire il mio tempo con gesti convincenti, non mi interessa
per forza produrre, voglio arricchire il mio tempo, e quando non faccio
niente che sia un bel far niente, e quando lavoro voglio che questo mi
gratifichi e mi rappresenti e tenga conto delle altre vite, che rispetti
la gente, voglio arricchire il mio tempo, approfondire le mie abitudini,
e se debbo disperarmi che sia con allegria; si può stare sul mercato
senza speculazioni, si può stare sul mercato senza imbrogliare,
preferisco essere imbrogliato e arricchire il mio tempo in piccole
grandi cose, mi fanno schifo gli uffici dove si studia il confine tra il
legale e l'illegale.
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Al sole quel giorno piaceva giocare
spariva
e tornava, dava e rubava
anche
il mio cuore scherzava
smetteva
e batteva, batteva e di colpo rideva
di
colpo: o sto impazzendo o sono felice,
tanto che incontrandoti mi fermai e ti dissi:
ti
sembra questa l'ora di arrivare?
tu mi guardavi stupita
no, prima di allora non c'eravamo mai visti,
ah, tutto il mondo quel giorno sembrava scherzare
e io avrei potuto giurare che in quel momento
nessuno moriva di fame, nessun incidente, nessun colpo di stato
nessun disoccupato lo avrei potuto giurare
nessun dente cariato, nessun bimbo picchiato,
ah, il sole quel giorno continuava a giocare
entrava a chiazze dentro le case
buttava ombre lunghe, lungo la strada
anche
il mio cuore stava esagerando
sembrava ubriaco
di colpo pensai a Renzo e di colpo capii
che lui però non mi stava pensando
se
avessi una casa stasera,
pensavo
organizzerei una festa
o sto impazzendo o sono felice
sta di fatto che stavo già comprando
le
coca cole e la maionese
ah il mondo quel giorno era davvero un bel gioco
io stavo scalzo sul dondolo bianco
di
una casa del mare
e il tramonto arrivò in un secondo,
ma correndo, ricordo che feci in tempo
ad
arrivare al negozio, comprare un nastro
e correndo più forte tornare a sdraiarmi
sul
dondolo bianco della casa del mare
alzare il volume, chiudere gli occhi
e
sentire il mio cuore ed il sole che
tramontavano insieme.
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Mi
prometto di non essere così sensibile alle fasi della giornata, così
schiavo del tempo, di non sentire così il mattino, il pomeriggio,
arrivare la sera, e con la sera l'inesorabile certezza che un altro giorno
è passato definitivamente. A volte vado a letto che è quasi mattina per
dare tempo al "giorno" di sorprendermi ancora con qualcosa.
Spero fortemente che succeda qualcosa, qualcosa di importante prima di
andare a letto, come quando allo stadio, a un quarto d'ora dalla fine
sotto di 2 gol si spera ancora di vincere o perlomeno di pareggiare.
Andare a letto è un po' come il fischio finale dell'arbitro, è un po'
come alzarsi infreddoliti dai gradoni, delusi, con il bavero alzato e
allontanarsi dal giorno. A volte penso che il sesso è il modo migliore
per allontanarsi dal
giorno, perché il sesso è un abbandono che ha naturalmente una fine, e
il corpo e la mente vanno a dormire svuotati in sintonia con il mondo che
muore. Qualunque altra cosa no, non ti prende così totalmente il corpo e
la mente, un libro, un quadro, un hobby, una discussione qualunque altra
cosa in qualche modo viene interrotta. Sì, penso che la fine del giorno
senza sesso è un po' come una violenza che ci facciamo. Andare contro
natura.
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LA
DONNA INDIA
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Sono
a letto febbricitante e mi tornano alla mente immagini del film 1492: La
conquista del paradiso .
Su quelle spiagge immagino di essere una donna india che scappa
terrorizzata perché uno spagnolo la insegue e la vuole violentare. Ma
non ce la faccio mi prende, mi schiaccia e poi mi tiene come una
schiava.
Lo assecondo meditando di fuggire appena possibile e rifugiarmi
nell'interno. Lo assecondo, non capisco la sua lingua, non ci capisco
niente, ho la precisa sensazione che siamo animali, niente di più. Poi
riesco a scappare, vago per la foresta, cerco una tribù nell'interno
che è nemica della mia tribù, ma spero per me più amica dei mostri
bianchi.
Giorni e notti e non sono sola, c'è un'altra vita dentro di me che
maledico con tutte le mie forze. Non sono ancora arrivata alla tribù
nemica-amica, mi nascondo in una grotta. Nasce e lo tengo caldo contro
il mio petto, piange e anch'io ho bisogno di piangere.
Piangiamo e strilliamo, sento la maternità, sento la fragilità di
questo cucciolo, l'immenso bisogno che ha di me, l'immenso bisogno che
ho di lui. Siamo animali, due piccoli animali.
Sento la relatività di tutto. Penso a suo padre, all'odio che ho per
lui e mi rendo conto che alcuni uomini della mia tribù si sarebbero
comportati così conquistando un'altra tribù.
E questo cucciolo che strilla? E questa disperazione che sta quasi
diventando gioia? No!
Insegnerò a questo bastardo a cambiare il mondo.
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TOURNEE
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In
Grecia i ragazzi guardano MTV e in tantissimi parlano molto bene
l'inglese, ma ascoltano e amano anche la loro musica popolare che ha
molte influenze turche. Dicono a noi italiani: "stessa faccia
stessa razza", ed in effetti, fino a che non cominciano a parlare,
potresti pensare di essere di fronte a ragazzi italiani. Quando arrivai
in Grecia per incontrare le radio e la stampa, all'areoporto di Atene
scoprii che quello era il giorno in cui si celebrava la liberazione
dalle truppe italiane mandate da Mussolini, ed era festa nazionale.
Questa cosa mi metteva un po' a disagio: con tutti i giorni che ci sono
in un anno mi sembrava brutto arrivare proprio in quello...
Arrivato a Salonicco, invece, ci fu una bella accoglienza, ma sbagliavo
sempre i nomi di chi voleva l'autografo, per via dell'alfabeto greco.
Ultimamente la musica mi porta in molti paesi europei e viaggiando mi
rendo conto che le lingue diverse, i costumi diversi, sono la nostra
maledizione, sono la maschera, spesso assurdamente inaccessibile, che ci
nasconde, nasconde l'uomo, crea diffidenza e incomprensione, ci
impedisce di vederci per quello che siamo, di conoscerci profondamente.
E' un po' come se avessimo sempre divise militari diverse anche in tempo
di pace.
Sogno che un giorno riusciremo a toglierci questa maschera e a bruciarla
con una grande danza, sogno che ci sia una lingua sola, che ci sia un
senso di appartenenza più profondo agli uomini piuttosto che ai
territori. Se si perderà qualche dialetto o qualche tradizione
pazienza.
Quando mi informarono che il mio ultimo album era tra i primi posti
della classifica greca, e che nelle discoteche ballavano Mare Mare, non
pensavo di aver conquistato un territorio, sentivo che la musica è il
sogno che diventa realtà, la musica attraversa la maschera, anche se la
canzone ha ancora il limite della comprensibilità della lingua.
Allora a volte penso che sarebbe bello ricominciare da zero, che ogni
posto fosse un posto del mondo, che le cartine geografiche non fossero
così colorate per accentuare i confini, che Riccione fosse un paese del
mondo, l'isola d'Elba un'isola del mondo, Atene una città del mondo e
noi tutti un po' meno italiani, meno mediterranei... e più condomini
del mondo!
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NUOVO
MONDO
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Credo
che in tanti più o meno consciamente stiano vivendo la suggestione di
essere all'inizio di un nuovo millennio. C'è nell'aria, la sensazione
di vivere un momento di transizione,la certezza di avvicinarsi come dice
qualcuno: a un tipo di società che sarà tanto diversa da quella di
oggi, quanto lo fu la società introdotta dalla Rivoluzione Industriale
rispetto a quella del lungo periodo agrario che l'aveva preceduta. Noi
siamo qui nel momento del cambiamento,siamo i primi ad entrare confusi,
intimoriti e incerti nel 'Nuovo Mondo',siamo anche i primi a viverlo, ma
anche a farlo, ad impostarlo. Forse non è un caso che noi ci troviamo
qui, in questo momento, in questo tempo, ognuno di noi, io e te,
individualmente e collettivamente, ... questa è una cosa che penso
spesso ultimamente. Siamo qui forse per non essere spettatori passivi
del nostro tempo, anche se a volte ci sentiamo delle pedine
inutili,impotenti, scoraggiati e disperati. Siamo qui anche per sognare
che il mondo di 'fuori' assomigli al nostro mondo di 'dentro'. A me
spesso capita di guardare il mondo e sentire che è molto diverso da
quello che sono,che sento e che voglio io nel profondo, perché subire
questo, rimanere feriti e non reagire? Il Nuovo Mondo non è solo
'Tecnologia' che arriva dall'alto (tra l'altro gestita e imposta da
grandi gruppi commerciali) di fronte alla quale spesso ci sentiamo
'consumatori' piccoli e ignoranti,il Nuovo Mondo non è il fax
tridimensionale, internet, la realtà virtuale, il telefonino mondiale,
il satellite. Non è nemmeno la Scienza che ci dà nuove informazioni,
nuovi dati. Il Nuovo Mondo è soprattutto un nuovo uomo, che certamente
inventa, migliora, usa, ricerca tutte queste cose e altre ancora, ma che
sogna un 'Nuovo Mondo Migliore', che è consapevole dei disastri che si
fanno contro il pianeta e che pretende il rispetto della natura, che è
consapevole del dislivello tra i ricchi e i poveri, tra i paesi ricchi e
i paesi poveri e ricerca l'equilibrio,che è contro le discriminazioni
etniche e religiose, che lavora perché sempre più persone abbiano
accesso alla conoscenza e all'informazione,che sta alla larga dai
partiti politici concentrati solo sulle scadenze elettorali, che è per
la solidarietà, per la pace che non tiene in considerazione solo i
valori materiali, che è contro la smania del profitto, che non pensa
solo all'interesse del 'suo' paese, della 'sua' patria, ma a quello
dell'uomo, dell'umanità. Siamo qui io e te, a quattro anni dal 2000, io
e te, e chi sta volando sull'Atlantico dentro un aereoplano, chi sta
fischiettando in viale Ceccarini, un bambino appena nato, mio padre in
bicicletta, abbiamo tante piccole grandi cose da sognare e da fare. E mi
viene in mente una frase scritta da Oscar Wilde un secolo fa: 'Una carta
geografica del mondo che non includa il paese di Utopia non è degna
neppure di un'occhiata poiché taglia fuori il solo paese al quale
l'umanità anela sempre ad approdare'.
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CORAGGIO!
P.S. Mentre stavo rileggendo questo foglio al bar,
un
ragazzo mi ha posato sul menù queste quattro righe:
Io sono troppo palestinese
Tu sei troppo israeliano
Abbiamo storie sempre tese
Con il sasso nella mano
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UN
ALTRO AUTUNNO
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Dopo
il caldo afoso, si cominciava a stare meglio l'aria era più fresca,
meno appiccicosa, ma con mia grande sorpresa la sera arrivava prima, le
giornate si accorciavano.
Poi successe qualcosa di molto strano, le foglie degli alberi
cominciarono a ingiallire, giorno dopo giorno si seccavano e cadevano a
terra. Gli alberi sembravano vittime di una misteriosa malattia, e io
impotente li osservavo morire.
Le nuvole non passavano più veloci, ma stavano ferme nel cielo
nascondendo la luce. Il freddo aumentava e tutto era grigio.
Anche dentro di me era scesa una grande malinconia, un'inquietudine
profonda.
Un giorno mi accorsi che gli alberi erano definitivamente morti. Anch'io
non mi sentivo bene e pensavo che non andava, quella misteriosa malattia
stava uccidendo tutto e aveva colpito anche me. Era la fine. Era così
freddo che l'acqua gelava, diventava bianca e ogni tanto copriva
tutto.Quelli erano gli unici momenti in cui mi sembrava di stare meglio
e di respirare un'aria nuova e per un attimo mi dimenticavo della mia
tristezza.
Poi un giorno accadde il miracolo, gli alberi cominciarono leggermente a
muoversi, a cambiare colore, avevano nuovi germogli, tornavano a vivere.
E così il secondo autunno guardai tutto in un altro modo, certo sentivo
ritornare la malinconia, ma sapevo che gli alberi non erano morti,
stavano solo dormendo. E così anche la mia gioia di vivere.
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CANTICO
Su
quei tacchi sei una palma verso il cielo
e
mi arrampicherò
il
tuo ombelico è un bicchiere d' aranciata
e
mi disseterò
i
tuoi seni sono grappoli d'uva
che
io coglierò
i
tuoi occhi oasi nel deserto
e
lì mi tufferò
sotto
ai cedri del Libano
tra
i palazzi della città
...
la stella d'oriente sei
ti
ho cercato nel letto stanotte
ma
sono ancora qui
e
adesso che l'inverno è passato
adesso
partirò
il
carburatore è un po’ sporco
ma
lo pulirò
più
bella dell'alba sei
bella
più della luna
...
sei bellissima amore mio
poi
usciremo nudi fuori dall'acqua
per
sdraiarci al sole
parleremo
piano tutta la notte
poi
faremo l'amore
faremo
figli sotto queste bombe
che
non smettono mai
sotto
ai cedri del Libano
tra
i palazzi della città
...
sei bellissima amore mio
sei
la torre d'avorio
vestita
di bianco
...
sei la sposa amata mia
credo
solo all'amore...sai
credo
solo all'amore
CREDO
SOLO ALL'AMORE...SAI
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WONDERFUL
WORLD
...e
da un aereo
guardiamo giù
l'anima no
non viene spesso quassù
i campi arati
vedi laggiù
linee di strade
e poi le città
proprietà private
Wonderful World
una linea divide
il nord ed il sud
linee precise
che tagliano
come ferite
...sanguinano
quanta gente stasera
sento dentro di me
quanta gente stasera
mentre mi stringo a te
...e le bandiere
sventolano
sembrano leggere
ma soffocano
e quante bombe
scoppiano
e quante lacrime
Wonderful World
forse il mondo
così come me
non può essere mai
...contento di sé
quanta gente stasera
grida dentro di me
quanta gente stasera grida...
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